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Riscopriamo le nostre tradizioni

Qualche settimana fa, in prossimità della festa di Halloween, il nostro Dirigente scolastico, Professore Domenico Genovese, assieme a 41 Presidi di altrettanti Istituti Comprensivi della provincia di Messina, ha sottoscritto una circolare nella quale si sottolineava che ”Halloween non è la nostra festa” e di non accettare in modo passivo usi e costumi di una cultura estranea alle nostre radici. Veniva ribadita invece la necessità di inculcare in noi, giovani studenti, l’importanza di conservare le nostre tradizioni popolari ed il loro profondo significato per poterle tramandare, a nostra volta, alle future generazioni. Nella stessa si invitavano i docenti, nei giorni precedenti alla Commemorazione dei Defunti, ad affrontare questo argomento in classe leggendo e commentando in particolare una storia tratta da Racconti quotidiani, “Il giorno in cui i morti persero la strada”, di Andrea Camilleri su quella che, quando lui era bambino, era considerata una vera e propria festa. Noi lo abbiamo fatto con la nostra insegnante di Lettere. Siamo così venuti a conoscenza che ancora prima di Halloween, una festa pagana, di origine irlandese che, in tempi più recenti, ha conquistato i paesi anglosassoni e anche il nostro, in Sicilia c’era e noi, speriamo possa continuare ad esserci, una tra le ricorrenze più attese per i piccoli,” La Festa dei morti”. I bambini sapevano, perché glielo avevano raccontato i nonni e i genitori, che nella notte tra l’1 e il 2 Novembre i loro morti, se avessero fatto i bravi e pregato per loro, li avrebbero premiati. Prima di andare a letto mettevano, sotto il letto, un cesto, consapevoli che i loro morticini lo avrebbero colmato di giocattoli di ogni tipo e golosità: biscotti a forma di ossa, fatti con acqua, farina, zucchero, cannella e chiodi di garofano e frutta martorana, deliziosa pasta di mandorle sapientemente lavorata e colorata dalla forma di appunto di frutta. L’ indomani, al risveglio, festanti lo cercavano per tutta la casa e incontenibile era la loro gioia nel trovarlo. Scrive Camilleri: ”Pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e ringraziare i morti. ….Insomma il 2 Novembre ricambiavamo la visita che essi ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito ma un’affettuosa consuetudine…….Lentamente , anno dopo anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavamo felici e svegli fino allo spasimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che legava la nostra storia personale a quella che ci aveva preceduto e stampato E così diventammo più poveri…..”. Oggi eccoci qua, in classe, a parlare, con tristezza di quella tradizione che è quasi scomparsa, che non c’è quasi più. Il 2 Novembre è diventato solo un giorno per commemorare i nostri cari morti, per recitare una preghiera, per portare dei fiori sulle loro tombe. Quale festa, quale magia………Sta a noi però fare in modo che i nostri figli possano riscoprire tutto ciò che rendeva quella giornata unica, magica e veramente speciale.
Istituto Comprensivo Mazzini
Classe 2F