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NON SOLO MIMOSE

Tra pochi giorni, anche quest’anno, festeggeremo la “festa della donna”. Come tutti sanno, si tratta di una festa internazionale nata per ricordare sia le conquiste fatte dalle donne nei secoli, che le violenze e le discriminazioni da loro subite. Infatti, sin dall’antichità, le donne furono considerate inferiori rispetto agli uomini e a loro fu riservata la sfera privata delle cure domestiche e dell’educazione dei figli, mentre vennero escluse dalla sfera pubblica, destinata, per una sorta di ” diritto naturale”, ai soli uomini. In Italia,poi, l’immagine della donna come “angelo del focolare domestico” fu ripresa in grande stile durante il ventennio fascista. Solo nel 1948, infatti, venne emanata la legge che concesse alle donne il diritto di voto.
In realtà, anche se il parlamento proclamava l’uguaglianza tra uomini e donne, in tanti settori della vita pubblica si continuavano a praticare svariate forme di discriminazione.
Anzi, ancora oggi, nonostante siano stati fatti tantissimi passi avanti, la donna continua a subire discriminazioni e atti di violenza da parte degli uomini. Più in particolare, secondo la tradizione, l’8 marzo vengono ricordate le operaie morte in una fabbrica in America a causa di un incendio. Di questa vicenda, purtroppo, non si conoscono i dettagli: si è incerti sul luogo della fabbrica, molti pensano a New York ma altrettanti credono che l’evento sia accaduto a Boston; non si sa ancora quante donne siano morte e se sia vero che davanti alla fabbrica ci fosse veramente un albero di mimose, il fiore che,per tradizione,si regala alle donne l’8 marzo.Non si è certi neppure di che tipo di fabbrica si trattasse: era un calzaturificio o una filanda?
Proprio la mancanza di dettagli ha portato tanta gente a pensare che l’evento non sia realmente accaduto ma che sia solo una leggenda tramandata di generazione in generazione. Molte persone, infatti, credono semplicemente che l’8 marzo sia una data convenzionale scelta per condannare la violenza sulle donne ed affermare i loro diritti. Così come il fiore che si regala alla donna l’8 marzo sarebbe la mimosa solo perché è l’unico a sbocciare in questo periodo.
Nel frattempo, i sempre ricorrenti episodi di violenza sulle donne hanno fatto sì che venisse istituita la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”. Questa ricorrenza, forse meno conosciuta dell’8 marzo, ricorda il brutale assassinio delle sorelle Mirabal che si batterono contro la dittatura nella Repubblica Dominicana e che furono uccise il 25 novembre 1960 dagli agenti del servizio segreto militare. Le tre donne furono portate in una piantagione di canna da zucchero e lì vennero massacrate e strangolate.
L’8 marzo ed il 25 novembre non devono essere soltanto occasioni per proclami e slogans ma devono servire a ricordare a tutti gli uomini del mondo che le donne non devono essere né discriminate, né, tantomeno, maltrattate.
Ogni giorno, infatti, il telegiornale ci racconta di vergognosi episodi di violenza sulle donne. Purtroppo, questo fenomeno, piuttosto che diminuire -come sottolineano molte associazioni- sta raggiungendo dimensioni inquietanti.
Inoltre, poche donne denunciano le violenze subite, e quindi solo in pochi casi i colpevoli vengono puniti. Si può pensare che con il termine “violenza” si intenda solo l’aggressione fisica; in realtà, ancora più spesso le violenze sono morali e psicologiche. Pensiamo al fenomeno dello stalking – dall’inglese to stalk, braccare , dare la caccia – di cui circa il 75% delle vittime sono donne e che consiste in un insieme di molestie essenzialmente psicologiche, che si esplica “con comportamenti persecutori, atteggiamenti minacciosi e di controllo nei confronti di una persona, con conseguenti violazioni della privacy e con un potenziale pericolo per l’incolumità personale”.
Solo recentemente Lo Stalking è diventato reato , da quando è stato introdotto nel codice penale (art. 612-bis) con il decreto legge del 24 febbraio 2009, poi convertito in legge. Da allora, le richieste di aiuto ai centri d’ ascolto dell’ONS ( Osservatorio Nazionale Stalingrado ) sono cresciute esponenzialmente. Purtroppo, però, le misure restrittive previste dalla legge spesso non sono sufficienti e i comportamenti persecutori agiti da questi ” uomini che odiano le donne” culminano in tragedie. Per questo motivo, le associazioni che si occupano del fenomeno consigliano alle donne di non cedere alla richiesta di un ultimo incontro chiarificatore con il proprio carnefice,perche spesso si rivela una “trappola mortale” ed è quella l’occasione in cui maggiormente si consumano i femminicidi. Altrettanto di frequente si assiste a casi in cui gli uomini respinti non si spingono ad uccidere ma preferiscono infliggere alle loro ex compagne, per lo più donne belle ed indipendenti,un supplizio che puo essere peggiore della morte, sfigurandole, come accade nel caso delle cosiddette ” vittime dell’acido “. In questi casi, più che mai, emerge la subdola psicologia che caratterizza certi uomini : l’uomo sfigura le donne perchè le considera un proprio possesso e pertanto non accetta che possano essere felici accanto a un altro uomo.
Per non parlare di tutte le violenze quotidiane che ancora oggi subiscono in tantissime e a cui si sono talmente assuefatte da non percepirne più la gravità : pensiamo a tutte le donne che non possono uscire liberamente perché il loro compagno/marito glielo impedisce o a tutte quelle ragazze che non sono libere di indossare ciò che desiderano.
La cosa più vergognosa è che il più delle volte questi delitti non vengono commessi da estranei ma da familiari: i mariti, i fidanzati e talvolta addirittura i padri. Tutti gli uomini del mondo devono essere consapevoli che chi compie una violenza non è affatto il più forte. Al contrario: chi ricorre alla violenza dimostra tutta la propria debolezza. Allo stesso tempo, però, tutte le donne del mondo devono avere il coraggio di ribellarsi ad ogni forma di violenza, denunciando.

ARIANNA OLIVA
II SEZ. B ISTITUTO COMPRENSIVO “MAZZINI” MESSINA