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Le meraviglie di capo peloro

PRESENTAZIONE DEL LIBRO REALIZZATO

L’insieme di notizie storiche, scientifiche, di usi e tradizioni trovano la loro unità in questo discorso su Capo Peloro, e nello specifico sullo Stretto e sui due Pantani .

É il risultato di ricerche di gruppo degli allievi delle classi Iª e IIª A della scuola media dell’Istituto Comprensivo “G.Mazzini” di Messina.

Il lavoro è diviso per argomenti.

Dalle caratteristiche geomorfologiche dei luoghi presi in esame alla trattazione di Miti e Leggende aspetto del patrimonio culturale di un popolo. Si tratta di fatti tramandati nel tempo, raccontati nello scorrere delle generazioni che da sempre sono vissute in questa parte di Sicilia. Ecco quindi per lo Stretto: Scilla e Cariddi i due mostri che controllano le due rive; la Fata Morgana, il mito di Crono, la leggenda di Colapesce, il mitico viaggio di Ulisse, che proprio nello Stretto perse sei dei suoi compagni. Per i laghi: Il tempio del Dio Nettuno, la Città di Risa, la Dea Pelorias.

Si passa quindi all’aspetto naturalistico dei luoghi, alle varietà di forme di vita che si ritrovano nelle acque dello Stretto, tanto da essere definito “il paradiso degli zoologi”. Ammiriamo, grazie a dei robot che vengono calati a grandi profondità, ad esempio le bellissime madrepore con grande varietà di forme e colori, oppure le numerose specie ittiche presenti, o ancora la fauna abissale, con esemplari insoliti, mostruosi, impressionanti.

Fanno seguito le varie specie di uccelli migratori che attraversano lo Stretto, guidati da un senso di orientamento che ancora oggi gli scienziati non riescono a spiegare del tutto.

In questa trattazione non poteva mancare la tradizionale pesca del pescespada,

un’arte-mestiere, una “caccia” definita da alcuni, celebrata persino da Omero e descritta dallo storico greco Polibio nel II sec. a.C.; Il concitato frasario urlato in termini vagamente greci, accompagna l’avvistamento del pesce dal tradizionale “luntro”.

Fanno seguito le tradizioni religiose dei marinai; il ceto forse più legato a queste tradizioni anche per l’elevato rischio connesso con le attività che si svolgono in mare, che hanno, secondo la mentalità popolare, reso necessaria la protezione divina.  Non mancano le feste popolari, che un tempo erano le poche occasioni di divertimento per gli abitanti delle contrade rivierasche.

Il discorso si sposta quindi sui laghi. Si è usato lo stesso iter narrativo e anche in questo caso si è parlato di una tradizione millenaria: la molluschicoltura. Accostandoci a questo mondo non si può non sentire lo stretto legame che unisce i laghi, gli esseri viventi che li abitano e coloro che con la loro costante e tenace attività se ne prendono cura. Gli attrezzi tradizionali concludono l’argomento.

La fauna dei laghi: gli uccelli migratori, ed ancora la fauna ittica, sono pagine iconograficamente arricchite. La flora conclude la parte naturalistica dell’argomento.

Fanno seguito, anche in questa sezione, le tradizioni religiose, prima tra tutte  la festa di San Nicola, l’evento più antico e importante che si celebra a Ganzirri.

Anche Alessandro Dumas, in un suo viaggio in Sicilia, il 30 agosto 1835, assistette ai momenti di festa a Ganzirri e raccontò con stupore quanto visto.

Il lavoro si chiude con la tradizione gastronomica a base di pesce, originaria della nostra riviera Nord, dove l’alimento base, il pesce appunto, è acquisito in via diretta da quasi tutte le famiglie rivierasche; raffinatezze gastronomiche che oggi sono conosciute col generico termine di “messinesi”.

Fanno da cornice immagini degli allievi sui luoghi presi in esame , testimonianza di un lavoro svolto anche sul campo, con interviste rivolti ad esperti del settore e l’ascolto di preziose informazioni del prof.re Salvatore Giacobbe docente Universitario presso la facoltà Biologia marina.

 Prof.ssa Tomaselli Angela

I LAGHI DI MESSINA

L’anno scorso, la mia classe, guidata dalla Prof.ssa Tomaselli, ha iniziato a lavorare su un importante progetto riguardante le bellezze di Capo Peloro, nello specifico, sui laghi di Ganzirri e Torre Faro . Attraverso approfondimenti trattati a scuola, letture, ricerche e sopralluoghi, abbiamo riportato alla luce leggende, miti, scoperto antichi templi, città perdute, facendo riemergere dalle acque, con la nostra curiosità, mostri marini, da tempo assopiti.

Capo Peloro, conosciuto dai messinesi semplicemente come “Faro”, è la punta estrema nord-orientale della Sicilia, una tranquilla lingua di terra bassa e sabbiosa, sito d’importanza internazionale inserito nel Water Project dell’UNESCO del 1972 e sito d’importanza nazionale riconosciuto dalla Società Botanica Italiana , nonché Riserva Naturale Orientata, istituita dalla Regione Siciliana con decreto del 21 giugno 2001.

Per noi ragazzi questi sono stati momenti di grande interesse ed informazione. A questo proposito, ricordiamo con estremo piacere le interessanti spiegazioni sui laghi che, con scrupolosità e zelo, l’ingegner Ruello, ci ha regalato; per non dimenticare poi l’album fotografico che l’anziano signor Rando ci fece sfogliare, permettendoci di conoscere tesori nascosti ed entrare nei suoi ricordi che, da quel giorno, diventarono anche nostri. Simpatica fu poi la spiegazione minuziosa che l’esperto uomo di mare ci fornì sul processo relativo alla coltivazione dei mitili. A conclusione del lavoro, istruttivo l’incontro presso il Parco Horcynus Orca con il Prof. S. Giacobbe, biologo marino presso l’università di Messina, che ci ha reso edotti sulle caratteristiche di Capo Peloro, mostrandoci alcune particolarità che avevamo precedentemente studiato teoricamente.

Abitare in una terra bella come la Sicilia ed avere avuto l’opportunità, in questi due anni, di conoscerla ancora di più, mi ha reso orgoglioso, facendomi sognare ad occhi aperti.

 

Alunno
Francesco Macrì

   Cl. II A sc. Media “G. Mazzini”

LO STRETTO DI MESSINA

Il progetto “Le meraviglie di Capo Peloro”, coordinato dalla Prof.ssa Tomaselli A., rispecchia quel metodo di studio che vede l’integrazione tra teoria ed esperienza; infatti posso affermare che io ed i miei compagni ci siamo arricchiti, non solo per le conoscenze teoriche sui vari aspetti : morfologico, naturalistico, storico e di tradizioni popolari che riguardano il nostro mare, ma  anche per  ciò che abbiamo appreso a seguito della nostra visita al Parco Culturale Horcynus Orca, dove ci siamo appassionati ancora di più sull’argomento grazie alle spiegazioni e alle curiosità forniteci dal prof.re Giacobbe , biologo marino presso l’università di Messina. Abbiamo per così dire “toccato con mano” quanto studiato.

Penso che progetti come questi siano fondamentali per la maturità scolastica di ogni singolo alunno, perciò meriterebbero più spazio nella didattica.

Dorotea Nicita

Classe I sez. A
Sc. Media “G. Mazzini”